Fanno coppia fissa già da due anni, e si amano alla follia. Per il loro secondo anniversario insieme, Ambra Angiolini e Massimiliano Allegri si regalano una cenetta romantica e una dedica appassionata. Sbirciando all'interno della loro auto, il settimanale "Chi" ha beccato un tenero biglietto scritto dall'attrice al mister: "Tu sei il mio unico amore", gli scrive con tanto di cuore trafitto. E si firma "il tuo pesciolino".
Così romantico che più non si può: il messaggio che Ambra lascia al suo Max è un concentrato di dolcezza. "Tu sei il mio unico amore. Non ho mai amato nessuno come te. Il tuo pesciolino", e un cuore con le iniziali M e A, proprio come vuole la tradizione. I due passeggiano insieme dopo la cenetta, lei elegante in pantaloni chiari e top nero, lui casual in jeans e giacca. Per coronare il momento speciale, si scambiano anche un bacio appassionato.
L'Italia batte 2-1 (0-1) la Bosnia in una partita di qualificazione a Euro 2020. I gol nel primo tempo al 32' di Dzeko, nel secondo al 4' di Insigne, al 41' di Verratti.
"Eravamo forse un po' stanchi, ma nel secondo tempo ci abbiamo messo tutto, soprattutto carattere": cosi' Roberto Mancini, ai microfoni di RaiSport, commenta la vittoria in rimonta sulla Bosnia che ipoteca la qualificazione a Euro 2020. "Noi tornati nel gotha del calcio mondiale? Ho detto spesso che l'Italia e' sempre lì, ma ci sono momenti difficili che vanno recuperati".
Sono stati arrestati Paolo Arata, ex consulente della Lega per l'energia ed ex deputato di Fi, e il figlio Francesco. Sono accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbero soci occulti dell'imprenditore trapanese dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto dai magistrati tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
L'arresto è stato disposto dal gip di Palermo Guglielmo Nicastro su richiesta della Dda guidata da Francesco Lo Voi. Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolge anche Nicastri, tornato in cella già ad aprile perché dai domiciliari continuava a fare affari illegali. Nel business c'erano anche gli Arata che, secondo i pm, di Nicastri sarebbero soci. Oltre che nei confronti dei due Arata il giudice ha disposto l'arresto per Nicastri, la cui la misura è stata notificata in carcere in quanto già detenuto, e per il figlio Manlio, indagati pure loro per corruzione, auto riciclaggio e intestazione fittizia. Ai domiciliari è finito invece l'ex funzionario regionale dell'Assessorato all'Energia Alberto Tinnirello, accusato di corruzione. Una tranche dell'inchiesta nei mesi scorsi finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata, all'ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. In cambio del denaro Siri avrebbe presentato un emendamento al Def, poi mai approvato, sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui l'ex consulente del Carroccio aveva investito. A Palermo invece è rimasta l'indagine sul giro di corruzione alla Regione siciliana che oggi ha condotto all'arresto degli Arata e dei Nicastri. Tutti al centro, secondo i pm di Palermo, di un giro di tangenti che avrebbero favorito Nicastri e il suo socio occulto nell'ottenimento di autorizzazioni per i suoi affari nell'eolico e nel bio-metano. Ai regionali sarebbero andate mazzette dagli 11 mila ai 115 mila euro.
TESTO
Tre del mattino (fore de capo)
Ancora in giro (comu se balla)
Trucco sbavato (beddhra se balla)
Mambo salentino
L’autostrada del sole mi riporta da te
Quanta fretta che c’ho è il mio quinto caffè
Quando torno non voglio un minuto di stress
Penso solo a star bene, te sei peggio di me
Sinti fore de capu
Comu l’estate in salento
Trovarsi dentro una dancehall
Tornare indietro nel tempo beddhra mia
RIT.
Dimmi cosa succede
Se tra un secondo scappiamo via
Senza guardare più indietro
E la tua bocca diventa la mia
Quando cammino per strada
Sento l’estate che è già nell’aria
Le nostre ombre sopra la sabbia
Nemmeno fino al mattino
Mambo salentino
Sta cadendo una stella
È solo un punto nel cielo
Ma la più bella è già a terra affianco a me
Ho espresso già il desiderio
Sta ballando come se il mondo la guardasse
Muove quel bacino come se ballasse
Principessa del quartiere sembra una velina
Sei diversa, sei speciale, tu sei salentina
RIT.
Dimmi cosa succede
Se tra un secondo scappiamo via
Senza guardare più indietro
E la tua bocca diventa la mia
Quando cammino per strada
Sento l’estate che è già nell’aria
Le nostre ombre sopra la sabbia
Nemmeno fino al mattino
Mambo salentino
Non sarà per sempre ma
Una sola sera con le stelle mi basta
Anche se veloce come un treno che passa
Non sarà perfetto ma
È così bello stare qui a ballare abbracciata con te
Un mambo salentino
L'8 giugno del 1999 si spegneva a 74 anni Corrado Mantoni, per tutti Corrado. Tra i padri fondatori della tv italiana fece del garbo e dell'ironia la cifra del suo modo di condurre. Il suo programma più celebre, nato in radio e poi passato in dal 1996 al 1997, fu "La Corrida". Sabato sera Canale 5 ritrasmette l'ultima puntata andata in onda il 20 dicembre 1997.
"Per tutti noi che abbiamo intrapreso il mestiere di presentatore - dice Gerry Scotti, che introdurrà la puntata speciale - la sua è stata una grande lezione, ma Corrado era inarrivabile, inimitabile e insostituibile".
Nato a Roma il 2 agosto del 1924, Corrado è stato uno dei conduttori e autori (si firmava come Corima, pseudonimo condiviso con il fratello Riccardo, con cui firmò molti dei suoi più famosi spettacoli) più importanti della storia della radio prima e poi della tv italiana. In radio lavorò per oltre quarant'anni e, oltre a essere considerato il primo conduttore ufficiale della radio italiana, legò la sua voce a eventi storici, come la fine della Seconda guerra mondiale o la vittoria della Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946.
Ironico, pungente ma sempre con un atteggiamento bonario, trovò la sua massima espressione ne "La Corrida", programma da lui inventato e al quale si sono ispirati tantissimi show seguenti. Ma ridurre tutto alla "Corrida" sarebbe ingeneroso. "L'amico del giaguaro", "Il tappabuchi", "Canzonissima", "Il Festival di Sanremo", fino alla prima "Domenica In", inventata nel 1976 e condotta per tre anni. Dopo "Fantastico" del 1983, con Raffaella Carrà, lasciò la Rai per trasferirsi nell'allora Fininvest. Qui condusse "Il pranzo è servito" dal 1982 al 1990, e inaugurò lo spazio contenitore della domenica pomeriggio con "Buona domenica". Dopodiché portò appunto "La Corrida", suo grande successo radiofonico. Negli anni 90 condusse per sette anni consecutivi il "Gran premio internazionale della Tv", ovvero la cerimonia dei Telegatti. Nel 2004 la città di Roma gli ha intitolato una via nella zona della Bufalotta.
Impara le mosse, riprenditi mentre le fai e pubblica il video sui tuoi social scrivendo #ARROGANTECHALLENGE
TESTO
Hey hey hey
Irama
Sono stato troppo crudo
Come un taglio con il sale
Ma la voglia che ho di prenderti e di farti mia non mi fa ragionare
E mi hai detto con me hai chiuso
Sono stanco di aspettare
Ma se la bocca è fatta per tradire il cuore per restare
E sono un arrogante
E non mi importa se non sei più dalla mia parte
Non è importante
E sono un arrogante
Tutte le volte che eri qui e ti ho messo da parte
Non è importante
Balla lentamente
Oh-eh-oh
Senza dire niente
Oh-eh-oh
Con la faccia al sole
La tua pelle che sa di sale
Oh-eh-oh
Fallo lentamente
Oh-eh-oh
Come fossimo io il giorno tu la notte
Tu viso pulito il mio pieno di botte
Io e te
Come un cabaret
Sembra un cabaret, tu
Sembra quasi che non vuoi scherzare
Io sopra di te, uh
Tu sopra di me, tu
Calma, calma, hey
Come Monnalisa ma con la mia camicia
Mi ricordo la tua amica sembra una calamita
Ora allaccia la cintura che entriamo nella mia vita
Ti riporto a casa dopo che ti ho servita
Dai vieni più vicino
Sì muovi quel bacino
La mano tra i capelli
Sì ancora, ancora
Dai vieni più vicino
Sul collo il tuo respiro
La mano tra i capelli
Ma l’altra dove va?
E lo so, la bocca è per tradire ma il cuore no
E sono un arrogante
E non mi importa se non sei più dalla mia parte
Non è importante
E sono un arrogante
Tutte le volte che eri qui e ti ho messo da parte
Non è importante
Balla lentamente
Oh-eh-oh
Senza dire niente
Oh-eh-oh
Con la faccia al sole
La tua pelle che sa di sale
Oh-eh-oh
Fallo lentamente
Oh-eh-oh
Come fossimo io il giorno tu la notte
Tu viso pulito il mio pieno di botte
Io e te
Ma l’hai capito è per te, è...
Che sei importante
E sono un arrogante
E non mi importa se non sei più dalla mia parte
Non è importante
E sono un arrogante
Tutte le volte che eri qui e ti ho messo da parte
Non è importante
Balla lentamente
Oh-eh-oh
Senza dire niente
Oh-eh-oh
Con la faccia al sole
La tua pelle che sa di sale
Oh-eh-oh
Fallo lentamente
Oh-eh-oh
Come fossimo io il giorno tu la notte
Tu viso pulito il mio pieno di botte
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Il nome d'arte è Tredici Pietro. Ma il cognome non lascia spazio a dubbi. Pietro Morandi è figlio infatti di Gianni e Anna Dan. Ha 22 anni e fa il rapper. "Assurdo" è il disco con cui debutta, un album prodotto da Mr Monkey che si compone di 7 tracce inedite e che esce il 7 giugno. "Figlio d'arte? Vedo più vantaggi che problemi, non sono una vittima, certo la presenza di un padre come il mio non è stata facile", racconta a "Vanity Fair".
Una convivenza, quella con un cognome così ingombrante, lo ha portato in analisi: "Da adolescente sono stato da uno psicologo per un paio di anni, grazie alla terapia stavo meglio, dovrei tornarci. Da ragazzino non ho mai raccontato a papa della mia passione per il rap, cercavo di nasconderla perché mi parlava delle difficoltà di questo ambiente. Poi ha ascoltato di sua iniziativa un mio pezzo e mi ha detto che lo trovava belo. Oggi.. Sono pronto ad accettare il pregiudizio".
Quanto all'album, Tredici Pietro dichiara: "Assurdo è un progetto che aspettavo di fare uscire da mesi, un salto verso un modo sempre più personale di fare musica. Non sapevamo cosa sarebbe uscito fuori, io e Mr monkey abbiamo seguito un flusso che ci ha portato ad avere, dalla prima traccia all'ultima, musica coerente con sè stessa, senza imporci alcun limite sonoro. Il disco abbraccia più sfere della nostra emotività e si proietta idealmente nel mondo musicale dei prossimi anni, è una sorta di anticipazione della strada che intendo percorrere senza pormi vincoli artistici e personali di nessun tipo".
Marco Carta è volato in Grecia, a Mykonos, dopo lo scandalo che l'ha travolto in Italia. Il cantante, infatti, è accusato di furto aggravato alla Rinascente di piazza del Duomo a Milano. E anche se il giudice non ha convalidato l'arresto a settembre sarà processato e rischia fino a 6 anni di carcere. Per dimenticare i guai, Marco si è regalato una breve vacanza con il fidanzato Sirio come mostrano le foto pubblicate dal settimanale "Chi". Tra baci appassionati a bordo piscina e feste...
Che James Bond abbia licenza di uccidere, i fan lo sanno da sempre. Ma martedì, a Londra, a rischiare davvero è stato non uno dei "cattivi" ma uno dei tanti lavoratori degli studi londinesi di Pinewood, dove si sta girando Bond 25. Tre "esplosioni controllate" sono infatti finite fuori controllo durante le riprese, causando danni agli studi e ferendo leggermente uno degli addetti che si trovava all'esterno dell'edificio.
L'incidente è stato confermato anche dalla produzione, che con un tweet ha spiegato che "durante le riprese di un'esplosione controllata sul set di Bond 25 ai Pinewood Studios, sono stati provocati danni all'esterno del set di 007. Non ci sono stati feriti sul set, ma un addetto all'esterno è rimasto leggermente ferito". A quanto pare la deflagrazione ha divelto parte del tetto e alcuni pannelli delle pareti dello studio. E proprio uno dei pannelli esterni, cadendo dall'edificio, avrebbe colpito l'addetto.
Quello sul set è l'ultimo incidente durante le riprese: lo scorso mese, infatti, era stato proprio il protagonista, Daniel Craig, a rimanere ferito durante le riprese in Giamaica scivolando durante una sequenza d'azione, ed era stato sottoposto a un intervento chirurgico a una caviglia.
Chiusura in rialzo per la Borsa di Milano. Al termine delle contrattazioni a Piazza Affari, l'indice Ftse Mib segna infatti un progresso dell' 1,79% a 20.229 punti.
L'Academy of Motion Picture Arts & Sciences ha annunciato che tra gli Oscar alla carriera assegnati quest'anno c'è anche la statuetta per la regista italiana Lina Wertmuller .
Novant'anni, è stata la prima donna candidata all'Oscar come migliore regista, per il film Pasqualino Settebellezze nella cerimonia del 1977. I quattro premiati - oltre alla Wertmuller ci sono David Lynch, Wes Studi e Geena Davis - saranno presentati il 27 ottobre agli 11/i Annual Governors Awards dell'Academy.
"Un Oscar alla carriera non ci starebbe male": il desiderio della figlia Maria, un desiderio espresso a Cannes solo pochi giorni fa, ed ora ascoltato.
Lina Wertmuller ricevera' l'Oscar alla carriera. Glielo avra' promesso
Leonardo DiCaprio che al festival a sorpresa l'ha cercata e havoluto stringerle la mano (in una foto 'storica' scattata da
Pietro Coccia, il fotografo scomparso oggi che il mondo delcinema italiano sta piangendo)? La sua storia e la sua filmografia sono ricche di record e ora che ha superato i 90anni e dei premi avuti e mancati quasi non le importa piu' nulla,il riconoscimento annunciato oggi dall'Academy of MotionPictures e' davvero il coronamento di una vita."Sono felice per questa notizia" dice all'ANSA Lina Wertmuller. "Non me lo aspettavo l'Oscar, ma lo prendo
volentieri", aggiunge con la solita ironia. "Mi fa piacerededicarlo a Enrico Job, compagno di una vita e di lavoro e anostra figlia Maria", prosegue la regista novantenne raggiuntanella sua casa romana Lina Wertmuller, nata a Roma il 14 agosto 1928, e' stata la prima donna candidata all'Oscar come
migliore regista per il film Pasqualino Settebellezze nella cerimonia del 1977, 5 anni prima era stata la prima donna in concorso a Cannes, con Mimi' metallurgico 1972. Con lei il 27 ottobre agli 11/i Annual Governors Awards dell'Academy ci saranno altri tre premiati per la carriera: David Lynch, Wes
Studi e Geena Davis. Riconoscimenti, sottolinea l'Academy, orientati alla maggior valorizzazione delle donne e dei gruppi sotto rappresentati.
L'opera della Wertmuller, i suoi film di rottura negli anni '70 sono da sempre molto amati anche all'estero e sono tante le rassegne nel mondo a lei dedicate e, dopo quella di marzo a Londra, una imminente e' prevista a Manchester quest'estate. Tra le tante opere - dal Giornalino di Gian Burrasca nella tv di
meta' anni '60 con Rita Pavone nei panni del personaggio di Vamba agli oltre 20 film, da Storia d'amore e d'anarchia a Ninfa Plebea passando per Mimi' e Pasqualino, per Travolti da un insolito destino a Sabato, domenica e lunedi' con Sofia Loren - Pasqualino Settebellezze resta il film piu' famoso e con esso il
sodalizio con Giancarlo Giannini che per la Wertmuller ha una vera e propria venerazione oltre che rispetto. Il film ottenne una candidatura ai Golden Globe e quattro
candidature all'Oscar (tra cui quella come miglior regista, prima volta in assoluto nella storia dell'Academy per una
donna). E' un'apologia intelligente e feroce dell'arte di arrangiarsi e sopravvivere ad ogni costo, tipica della cultura partenopea: Giancarlo Giannini e' il guappo che nella Napoli del 1936 uccide il seduttore di una delle sue sette, brutte sorelle (da qui il suo soprannome), viene rinchiuso in un manicomio
criminale da cui esce come volontario di guerra per finire in un lager tedesco e diventare kapo'. inutile chiedere di tutta la filmografia qual e' il suo film del cuore: Lina - come di recente ha fatto al festival di Cannes dove si e' recata per presenziare al restauro di Pasqualino dal Centro sperimentale di Cinematografia e Cineteca Nazionale - risponde sempre che non lo sa e la figlia Maria, che con Valerio Ruiz custodisce e protegge l'anziana regista, aggiunge che "mai
Il 4 giugno del 1994 si spegneva a Roma, tradito da un cuore fragile, Massimo Troisi, uno dei comici più amati del cinema e della televisione italiana. Nato 41 anni prima a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, era diventato celebre prima con il trio La Smorfia, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro, e poi sul grande schermo. Tra i suoi film pià amati "Ricomincio da tre", "Non ci resta che piangere", "Pensavo fosse amore... invece era un calesse" e "Il Postino", per il quale ottenne una candidatura postuma agli Oscar.
Venticinque anni fa il cuore di Massimo Troisi si fermò, facendo perdere qualche battito a quello di tutti coloro che lo avevano amato e seguito. Quel cuore che sin da bambino era stato per lui un fardello portato avanti con grande dignitià e discrezione. L'attore infatti aveva sviluppato una grave degenerazione della valvola mitrale in seguito a una febbre reumatica che lo aveva colpito da bambino. Già nel 1976 era stato operato a Houston una prima volta, e in quel giugno del 1994 era in attesa di un nuovo intervento. Qualche mese prima, durante un controllo si era evidenziato un deterioramento delle valvole e durante l'intervento per sostituirle era stato colpito da un infarto. La soluzione sarebbe stata un trapianto di cuore ma lui insistette per girare prima il film che aveva in programma, "Il postino", di Michael Radford. Un impegno portato a termine con grande fatica, quasi come una missione, tanto che il suo cuore smise di battere, nel sonno, poco dopo la fine delle riprese.
VIDEO: 'IL POSTINO'
Nel grande film realizzato "a quattro mani" con Roberto Benigni, Non ci resta che piangere, i due protagonisti si svegliano nel Medioevo, a Frittole nel Millequattrocento, quasi Millecinque. Ecco, quel 4 giugno di 25 anni fa a noi è capitata la stessa sorte. Massimo ci aveva lasciati portando con sé la sua presenza gigante, ma gentile. Di colpo ci siamo ritrovati senza luce, come lui e Benigni nella locanda in cui si addormentano mentre fuori infuria il temporale.
Lo stesso buio entrambi lo hanno incontrato nei luoghi e sui palchi improvvisati di quello che alcuni hanno definito "teatro delle cantine": la scenografia si spoglia del superfluo, l'attore è da solo e parla con se stesso, quindi con il pubblico, inscenando un unico, grande monologo. E' un atto rivoluzionario di comunicazione, in un mondo e verso un mondo che non vuole ascoltare. Quel teatro, da cui prendono i passi La Smorfia di Troisi-Arena-Decaro e il Cioni Mario di Benigni, è una denuncia di incomunicabilità. Il grammelot Troisi, quel dialetto napoletano italianizzato, masticato, pestato dalla timidezza e da una condizione sempiterna di vessato, è la lingua di tutti i "moderni", di tutti i "contemporanei". Sono passati secoli da quando Pulcinella rappresentava le pulsioni di napoletani e italiani, ma la fame non è passata. Ha soltanto cambiato pelle.
La fame dello Zanni, per dirla alla Dario Fo, è da sempre stata la vera molla del mestiere dell'attore. Lo stesso Totò, l'immenso Totò, ne aveva fatto una cifra identitaria, la linea di confine secondo cui un interprete diventa un vero attore. Quella fame antica, "celebrata" fin dai tempi della Commedia dell'Arte, è mutata profondamente nel Novecento. Il Dopoguerra e gli Anni Settanta ne hanno spostato il centro dalla ricerca del pane alla ricerca di comunicazione, alla necessità di essere compreso, capito o, semplicemente, ascoltato. Gli sketch di cabaret di Troisi esprimono questa condizione, attraverso quel riso amaro che soltanto i grandi artisti napoletani hanno saputo scatenare.
Dal teatro e dall'avanspettacolo Troisi è poi passato al piccolo schermo. Tappa obbligata, per un predestinato come lui (da neonato fu scelto come testimonial per una pubblicità del latte in polvere). Con Lello Arena ed Enzo Decaro, La Smorfia approda anche in prima serata, diventando un fenomeno nazionale. Il pubblico era già avvezzo alla lingua teatrale di Eduardo e al napoletano "sporadico" di Totò, quindi non ebbe difficoltà a tuffarsi nei turbinii vernacolari del trio partenopeo.
Il debutto nel mondo del cinema era solo questione di tempo. Arrivò negli Anni Ottanta grazie all'ammirazione suscitata nel produttore Mario Berardi, il quale diede all'attore (e regista) carta bianca per realizzare quel film che nel 1981 tutti conobbero col titolo Ricomincio da tre. Il linguaggio cinematografico fu giudicato "elementare" dalla critica (inquadrature fisse, pochi movimenti di macchina, regia didascalica). Ma il messaggio, quello arrivò dritto allo stomaco. Anche grazie alle risate, certo, ma soprattutto per la sua volontà indomita e goffa di antieroe e antiemigrante. Un novello Don Chisciotte in lotta contro gli stereotipi "a vento" diffusi nello Stivale, ma allo stesso tempo intimorito dallo sconvolgimento dei valori tradizionali, sulla scia del terremoto sociale suscitato dall'emancipazione femminile.
Con Non ci resta che piangere, Troisi dipinge di disincanto la denuncia sociale e politica. Il 1492, la scoperta dell'America come atto zero del genocidio dei nativi, la rivoluzione spietata di Savonarola: ancora una volta il ponte fra due epoche lontanissime tra loro è l'incomunicabilità tra gli esseri umani. Benigni e Troisi si destreggiano tra paesaggi verdeggianti ed equivoci verbali, ma sbagliano tutto: Benigni, maestro elementare, vede crollare il mito del giorno della partenza di Cristoforo Colombo. La data che ha sempre conosciuto si è rivelata errata, l'umanità gliel'ha comunicata male per secoli. La storia, l'uomo non sono quello che sembrano.
E arriviamo al testamento spirituale, all'ultimo atto, nel cinema come nella vita, della parabola di Massimo da San Giorgio a Cremano: Il Postino. Le parole, così vulnerabili all'incomprensione, sono il linguaggio con cui l'anima disegna il reale. La poesia di Pablo Neruda (interpretato da Philippe Noiret) appare assai più intellegibile dell'italiano corrente e perfino del dialetto a un pescatore prestato al mestiere di portalettere. Non importa quale lingua parli, puoi esprimerti e capire chiunque. Un messaggio potentissimo, veicolato da due occhi nerissimi e malinconici. Niente poteva commuovere più di quello sguardo tremendo e semplice, di quegli occhi nell'istante in cui sembrano sciogliersi. E invece a sciogliersi sono i nostri.
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