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venerdì 13 gennaio 2023

Campagna RED per i pensionati



Cos’è e quando deve essere presentato MODELLO RED


La Dichiarazione della Situazione Reddituale (modello RED) è una dichiarazione obbligatoria per i pensionati che beneficiano di prestazioni previdenziali o assistenziali, collegate al reddito . Qualora la normativa prevista per accedere alle prestazioni lo richieda, oltre ai redditi del titolare delle prestazioni, la dichiarazione rileva anche quelli del coniuge o dei componenti del nucleo familiare (vedi Circolare INPS 195 del 30/11/2015).

Dal momento che il reddito, cui le prestazioni sono collegate, è variabile, il Modello RED deve essere presentato annualmente all’INPS, salvo che il beneficiario abbia presentato i modelli 730 o Redditi PF all’ Agenzia delle Entrate, dichiarando per intero i propri redditi e quelli del nucleo familiare, se previsto. In questo caso, le informazioni reddituali contenute nel modello RED saranno acquisite direttamente dall’ INPS.

L’INPS definisce anno per anno la scadenza per la presentazione del modello RED, facendola cadere normalmente entro il 31 marzo del secondo anno successivo a quello cui si riferiscono i redditi. Ad esempio, la scadenza della campagna RED 2022, che interessa i redditi che incidono sulle prestazioni in godimento relativi all’anno 2021, è fissata per il 28 febbraio 2023.

La mancata ricezione del Modello RED da parte dell’INPS, entro la scadenza, può determinare la sospensione e la successiva revoca delle prestazioni al beneficiario inadempiente.

Quali sono le prestazioni collegate al reddito che richiedono la presentazione del modello

Le prestazioni previdenziali o assistenziali, per la cui fruizione è richiesta la presentazione del modello RED sono:maggiorazioni sociali sulle pensioni e integrazioni al trattamento minimo;
assegni di invalidità e invalidità civile
trattamenti di famiglia;
pensioni e assegni sociali;
integrazione di cui all’art. 5 del D.L. 2/7/2007 (quattordicesima).

Quali sono i pensionati tenuti alla presentazione del modello

La Circolare INPS 195 del 30/11/2015 individua i soggetti obbligati alla presentazione del modello RED oltre a spiegare i casi in cui rilevano non solo i redditi del titolare della prestazione, ma anche quelli del coniuge o dei figli presenti nel nucleo.

In particolare, tra i soggetti tenuti a comunicare i redditi all’INPS, rientrano coloro che:non presentano la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o redditi PF), ma possiedono oltre alla pensione, altri redditi influenti sulla prestazione collegata (per esempio chi possiede redditi da pensione e l’abitazione principale e/o terreni di valore inferiore a una determinata cifra)
devono rilasciare la dichiarazione relativa al decesso, l’espatrio o la rinuncia;
presentano il modello 730 o redditi PF, ma possiedono redditi non riportati nella dichiarazione fiscale, ad esempio:interessi bancari;
interessi postali;
BTP, CCT, altri titoli di Stato;
proventi di quote di investimento;
redditi soggetti a ritenuta d'acconto alla fonte a titolo d'imposta o sostitutiva dell'IRPEF;
presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o redditi PF), il cui coniuge o altro familiare rilevante, possiede redditi non dichiarati all’ Agenzia delle Entrate
sono titolari di alcune tipologie di reddito dichiarate all’ Agenzia delle Entrate in modo non funzionale alla dichiarazione previdenziale, come per esempio i redditi derivanti da lavoro autonomo;
sono tenuti a presentare il modello RED 503/AUT, per il cumulo della pensione con i redditi di lavoro autonomo.

Come si presenta il modello all’INPS

I pensionati che possono beneficiare delle prestazioni collegate al reddito, soggette alla presentazione del Modello RED, devono provvedere autonomamente alla verifica della sussistenza dei prerequisiti di accesso, rivolgendosi all’INPS o a un professionista iscritto ad un CAF abilitato dall’INPS a fornire il servizio. Questo perché l’INPS non invia comunicazioni cartacee ai pensionati che risiedono sul territorio nazionale, richiedendo loro le informazioni reddituali necessarie a verificarne il diritto alle prestazioni previdenziali o assistenziali.

La trasmissione all’INPS del Modello RED può essere effettuata online (canale telematico) o offline.
Trasmissione onlinedal portale dell’INPS, con accesso tramite credenziali
attraverso il servizio di assistenza di un professionista iscritto ad un CAF abilitato dall’ INPS (previa sottoscrizione di apposito mandato al professionista scelto)
Trasmissione offlinechiamando il Contact center INPS accessibile ai numeri: 803 164 (rete fissa senza addebiti) e 06 164 164 (rete mobile);
presentando il modello cartaceo alle strutture territoriali dell’INPS.


 

Le 50 lire di VALORE (dal 1954 al 1958)


 

martedì 22 novembre 2022

Reddito di cittadinanza : cosa cambia dal 2023

 



Il Reddito di Cittadinanza si avvia verso una "manutenzione straordinaria" prevista dalla Manovra approvata dal Consiglio dei ministri.

Il documento prevede l'abolizione dal 2024, mentre dal 2023 parte un periodo transitorio con maggiori controlli sul fronte di chi lo percepisce e di chi riceve offerte di lavoro. Dal 1° gennaio 2024 invece il Reddito di cittadinanza sarà sostituito da una nuova riforma. Le modifiche porteranno nel 2023 a un risparmio di 734 milioni, che finanzieranno un apposito fondo di finanziamento della riforma per il sostegno alla povertà e all'inclusione.Dal 1 gennaio 2023, spiega il Mef, alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d'eta') è riconosciuto il Reddito di Cittadinanza nel limite massimo di 8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. È inoltre previsto un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito. Che decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua.

Come effettuare CHIAMATE ANONIME

lunedì 23 novembre 2020

40 anni fà terremoto in Irpinia, una ricostruzione infinita

 


Paesi bellissimi e suggestivi rasi al suolo, una tragedia umana enorme segnata da quasi tremila morti, più di ottomila feriti e 300mila senzatetto: sono passati quarant'anni da quel terribile terremoto di magnitudo 6.9 (decimo grado della scala Mercalli all'epicentro) che alle 19.34 del 23 novembre 1980 colpì la Campania e la Basilicata, lasciandole profondamente martoriate, e allungò la sua onda fino alla Pianura Padana a nord e alla Sicilia a sud. Simbolo di quella tragedia resta il crollo del soffitto della Chiesa Madre di Balvano (Potenza) che seppellì 66 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi, di fatto cancellando una generazione del paese.




Oggi in quei territori la ricostruzione è quasi completata, ma la ricorrenza del 40/o anniversario restituisce ricordi drammatici.

                                

Non solo per i lutti e le rovine che quel terremoto provocò: ma anche per i gemiti che nei giorni successivi al terremoto continuavano a salire dalle macerie a causa dei ritardi nei soccorsi, che l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini denunciò con voce alta e fermissima. E ancora, per l'esasperante lentezza che ha accompagnato il processo di ricostruzione delle case, mentre continuava a risuonare il lamento degli sfollati, accampati via via, con l'imperversare del freddo e della neve, dapprima nelle tende e nei vagoni ferroviari, poi nelle roulotte, poi nei container, fino a quando un prefabbricato sembrò un'abitazione vera, per quanto precaria. E, infine, per le ruberie di tanti sciacalli, scolpite in decine di inchieste giudiziarie, che hanno allungato le mani sulle ingentissime risorse stanziate dallo Stato - oltre 50mila miliardi di lire, risulta nella relazione conclusiva presentata nel 1991 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta da Oscar Luigi Scalfaro - ridimensionando ai minimi termini, in particolare, il futuro di sviluppo industriale che era stato disegnato per quelle aree.

Nell'immediato dopo terremoto, di fronte alle immagini di disperazione, di precarietà e di bisogno che le televisioni diffusero in tutto il mondo, si avviò finalmente la macchina dei soccorsi, guidata da Giuseppe Zamberletti (morto il 26 gennaio dello scorso anno), nominato Commissario straordinario del Governo. Fu la premessa di una moderna struttura di Protezione Civile, di cui dispone oggi il Paese, in cui Stato, Regioni ed Enti locali sono chiamati a fare sistema. Un impulso prezioso per intraprendere un cammino di rinascita arrivò dalla generosità e dalla solidarietà degli italiani e di tanti Paesi esteri; dall'azione costante dei sindaci e degli amministratori locali, ai quali furono delegate molte competenze; dall'intervento delle forse armate, della Chiesa e del volontariato.

                              

In quella drammatica emergenza, anche la classe politica seppe ritrovarsi compatta e in tempi rapidi fu approvata la legge 219 (maggio 1981) per la ricostruzione delle case nei complessivi 506 comuni danneggiati delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, ma anche per lo sviluppo industriale di quelle aree. L'opera di recupero del patrimonio edilizio, sia pure tra ritardi e lentezze e con tempi diversi da provincia a provincia, è stata quasi ultimata sia in Campania, sia in Basilicata, mentre la prospettiva di sviluppo industriale è rimasta per gran parte inattuata. Solo pochissime aziende sono in attività, molte imprese sono state dichiarate fallite qualche tempo dopo aver percepito i contributi pubblici, quasi la metà delle concessioni industriali è stato via via revocata, solo una piccola parte delle risorse finanziarie è stata recuperata.
Sulle macerie del terremoto del 1980 è nata, infine, l'Università della Basilicata, pensata come modello di eccellenza per l'intero mezzogiorno, ma che si propone anche l'obiettivo di fermare, o almeno rallentare, l'emigrazione giovanile dal sud verso altre aree del Paese e verso l'estero.

"Io a voi, ragazzi della Basilicata - disse nel 1991 l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nell'aula magna dell'Ateneo - vorrei rivolgere un invito: il mio invito è ad avere il coraggio di rimanere in questo sfortunato Mezzogiorno, e in questa povera vostra terra di Calanchi".









sabato 21 novembre 2020

Covid: Russia, nuovo picco di contagi in 24 ore

 


In Russia si registra un nuovo picco sia di nuovi casi sia di vittime del Covid-19. Stando ai dati del centro operativo nazionale anti coronavirus, nelle ultime 24 ore nel Paese sono stati accertati 467 decessi provocati dalla malattia e 24.822 nuovi contagi: si tratta dei numeri più alti finora registrati in un solo giorno dall'inizio dell'epidemia.

Il totale dei contagi sale così a 2.064.768. Le vittime, stando ai dati ufficiali, sono in tutto 35.778. Nella sola Mosca, nel corso dell'ultima giornata si sono registrati 7.168 casi di Covid-19 e 74 decessi. Lo riportano le agenzie Tass e Interfax.

sabato 14 novembre 2020

Coronavirus, Css: "Iniziale ma chiara decelerazione della curva dei contagi"

 


Iniziamo a vedere un "effetto delle misure intraprese con i vari Dpcm: c'è una iniziale, ma chiara decelerazione della curva dei contagi". Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, spiegando che da quattro giorni c'è un rallentamento della pressione sulle terapie intensive. Cresce l'età mediana delle persone che hanno contratto il virus. Intanto nel mondo superata la soglia degli 1,3 milioni di morti.
Apre a Milano il drive through più grande d'Italia. Allestito dall'Esercito, consente di effettuare 500 test rapidi al giorno. Sarà operativo dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 14. Come prova generale, venerdì e sabato verrà sottoposto ai test il personale di protezione civile e di polizia locale. Da lunedì anche gli studenti e il personale scolastico potranno fare il tampone. "L'utilizzo prioritario sarà per le scuole, ma, se ci saranno gli spazi, apriremo anche ai pazienti sintomatici prenotati dai medici di medicina generale", ha spiegato il direttore generale dell'Ats di Milano, Walter Bergamaschi.

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